Agricoltura: crescono i prezzi
30 Maggio 2008
Una delle novità importanti del 2008 è che i prezzi dei prodotti agricoli siano aumentati stabilmente. Già si leggono titoli del tipo:
La speculazione finanziaria dietro il boom dei prezzi agricoli
La situazione è degenerata a causa dalle compagnie che fanno investimenti di private equity nel mercato alimentare approfittando del prevedibile andamento dei prezzi.
Si deduce che non siano stati i mercati a far aumentare i prezzi, avendo semplicemente seguito una tendenza già chiara. Chi abbia messo in atto questa tendenza non sembra interessare minimamente gli autori di molti articoli che mi è capitato di leggere. Partendo da quello che scrivono loro stessi, ovvero dal presupposto che i mercati si siano accodati, la causa di tutto va ricercata al di fuori dei mercati.
- Nella politica della FED, che dal 2001 ha inflazionato massicciamente pur di evitare la recessione. L’aumento riguarda sostanzialmente tutti i prezzi e sia i mercati agricoli soggetti ad investimenti speculativi, sia quelli che non lo sono. Questo rafforza l’ipotesi monetaria. Molte valute sono fissate al dollaro ed hanno quindi importato inflazione e distorsioni economiche.
- L’aumento della domanda, sintomo di maggiore ricchezza, di alcuni paesi che si sono aperti al mercato come Cina e India. Certo questo non è un fenomeno nuovo e il solo aumento della domanda non è sufficiente ad alzare un prezzo, è necessaria anche la rigidità dell’offerta.
- Le politiche di controllo della produzione, delle esportazioni e dei prezzi contribuiscono ad acuire la scarsità e a rallentare l’aumento dell’offerta, aggravando le conseguenze del punto 2. Un esempio lo fornisce l’Ucraina, che nell’estate 2007 ha bloccato le esportazioni di grano, o l’India, che ha imposto un dazio del 70% sul riso.
- Una annata sfavorevole con perdite di produzione in Australia, e la Cina alle prese con una grave crisi degli allevamenti di maiali (anche questi pianificati).
- Diminuzione dei terreni destinati a cereali e aumento di quelli a colture oleose, dovuto agli incentivi fiscali ed ai sussidi governativi ai biofuel. Una percentuale in crescita esponenziale del mais prodotto negli USA finisce nella produzione di etanolo, permettendo così ai produttori di beneficiare degli incentivi governativi.
Di questi cinque punti non uno è imputabile ai mercati, e almeno tre sono direttamente riconducibili alle politiche agricole dei governi. Rimane l’accusa che i mercati internazionali stiano comunque affamando le popolazioni del terzo mondo. In realtà l’aumento di questi prezzi riguarda più che altro paesi del primo e del secondo: i paesi veramente poveri dove è difficile raggiungere le 3000 calorie al giorno sono tagliati fuori dai mercati internazionali, importando molto poco:
International food markets, like international markets for everything else, are used primarily by the prosperous and secure, not the poor and vulnerable.
In the poorest developing countries of Asia, where nearly 400 million people are hungry, international grain prices are hardly a factor, since imports supply only 4 percent of total consumption – even when world prices are low.
Similarly in sub-Saharan Africa, only about 16 percent of grain supplies have recently been imported, going mostly into the more prosperous cities rather than the impoverished countryside, with part arriving in the form of donated food aid rather than commercial purchases at world prices.
Piuttosto, nei paesi veramente poveri, le cose non vanno bene ma non è affatto una novità e non dipende dai futures:
Data on the actual incidence of malnutrition reveal that the regions of the world where people are most hungry, in South Asia and Sub-Saharan Africa, are those that depend least on imports from the world market. Hunger is caused in these countries not by high international food prices, but by local conditions, especially rural poverty linked to low productivity in farming.
There is a severe food crisis among the poor in South Asia and sub-Saharan Africa, but it does not come from high world prices. Even in 2005 in sub-Saharan Africa, a year of low international crop prices, 23 out of 37 countries in the region consumed less than their nutritional requirements.
Pertanto faccio mia questa conclusione:
But we must be careful not to equate high crop prices with hunger around the world. Most of the world’s hungry people do not use international food markets, and most of those who use these markets are not hungry.
E invito a diffidare di letture semplicistiche di fatti economici complessi. Quando succede qualche disgrazia c’è sempre qualcuno che ne approfitta per incolpare chi gli sta antipatico.