FED: avrà più poteri

20 Aprile 2008

Quasi un mese fa il New York Times anticipava i dettagli di una riforma in arrivo negli USA. Per evitare il ripetersi di nuove crisi vengono assegnati alla FED una quantità di nuovi poteri di sorveglianza, e addirittura la possibilità di inviare squadre speciali nelle istituzioni finanziarie che mettono in pericolo la stabilità del mercato. Insomma:

The Treasury Department will propose on Monday that Congress give the Federal Reserve broad new authority to oversee financial market stability, in effect allowing it to send SWAT teams into any corner of the industry or any institution that might pose a risk to the overall system.

Senza dilungarsi in che cosa consista tecnicamente la riforma, la critica che le si può muovere è un’altra ed è macroscopica. Per introdurla uso le parole di un ex direttore della FED, Paul Volcker:

“Too many bubbles have been going on for too long … The Fed is not really in control of the situation,” the Times quoted Volcker as saying, in clear criticism of both Bernanke and his predecessor Alan Greenspan.

Ce n’è abbastanza per concludere, come fa il Financial Week:

Not only did Mr. Volcker trace the need for the recent Fed-engineered buyout of Bear Stearns back to Mr. Greenspan’s lax approach to financial regulation and monetary policy, he also noted that the Fed’s unprecedented activities in connection with the rescue (as well as its loans to other investment banks in return for questionable collateral) fell into a gray legal area at best. Indeed, Mr. Volcker went so far as to suggest that the Fed, under current chairman Ben Bernanke, has come close to acting outside its authority.

 

It goes almost without saying that large banks cannot be allowed to fail needlessly, jeopardizing the safety and soundness of the financial system. The problem with bailing them out is that it creates moral hazard, perversely encouraging more of the risk-taking that makes banks fail in the first place.

Ovvero che la FED ha salvato una banca a spese dei contribuenti, agendo probabilmente in maniera illegale e sicuramente in maniera irresponsabile, visto e considerato che un simile comportamento incoraggia le banche all’assunzione di rischi eccessivi. 

Una prima conclusione importante è che questa crisi non è assolutamente il frutto del “libero mercato”. E’ frutto di speculazioni che sono state rese convenienti da una politica di tassi bassi, quindi inflazionistica, della FED. Di cui le ragioni sono da ricercare molto probabilmente nella politica: la necessità di Bush di mantenere il PIL in crescita, per dirne una. Le conseguenze le vediamo oggi: oltre all’inflazione, la crisi dei mutui subprime, che rischia davvero di far saltare il sistema creditizio americano.

Ma stavamo parlando di un’altra cosa. Come si ricollega tutto questo con il nostro punto di partenza, i maggiori poteri che il governo USA intende dare alla FED? Che cos’è quella che ho chiamato una “critica macroscopica” a questi nuovi regolamenti? E’ molto semplice: questo è il classico caso in cui la volpe viene messa a guardia del pollaio.

In una intervista al Financial Times il direttore del Fondo Monetario Internazionale ha preso posizione sulla crisi del credito:

“I really think that the need for public intervention is becoming more evident.”

 Cosa significhi questo lo chiarisce molto bene:

“Effort has to be made on loan restructuring. With respect to the banks, if capital buffers cannot be repaired quickly enough by the private sector, use of public money can be examined.”

Le banche hanno fatto il passo più lungo della gamba, prestando troppo e male. Per tutta risposta il responsabile di una delle più importanti istituzioni finanziarie mondiali propone che a sostenere i costi di investimenti sbagliati sia “il pubblico”. Chi sia “il pubblico” è presto detto: tutti tranne ovviamente le banche che non hanno modo di far fronte alle loro responsabilità.

Non ci si deve poi stupire se periodicamente capitino cose di questo tipo, e mettano in pericolo posti di lavoro e risparmi: la consapevolezza che se anche le cose dovessero andare male “qualcuno” comunque metterà una pezza è un incoraggiamento a prendersi rischi esagerati.